Pubblichiamo la relazione presentata dal presidente della SPEME al convegno
internazionale "Un sistema sanitario europeo: mito o realtà?"
tenutosi al Centro Affari di Firenze il 4 ottobre 2001
IL RUOLO DELLE SOCIETA' SCIENTIFICHE PER I MEDICI DIPENDENTI
Dr. Alberto Catalano
Presidente Nazionale S.P.E.ME.
La formazione professionale ricopre un importante
ruolo sia nello sviluppo culturale che nella progressione della carriera per
il medico dipendente ed entrambi questi aspetti assumono carattere economico
in quanto potranno comportare incrementi retributivi o, in caso di mancato
aggiornamento penalizzazioni sulla retribuzione.
Gli articoli del D.M. 229/99 o Riforma ter che trattano della formazione sono
gli articoli 6 e gli articoli dal 16 al 16 sexies ma quelli che definiscono
la formazione permanente sono gli ultimi cinque.
L'Articolo 16 bis che ha per titolo "Formazione continua" definisce
i concetti di aggiornamento professionale (che è
l'attività
successiva al corso di diploma, laurea, specializzazione, ecc, diretta ad
adeguare per tutto l'arco della vita professionale le conoscenze professionali)
e la formazione permanente ( che comprende le attività finalizzate
a migliorare le competenze e le abilità cliniche, tecniche e manageriali
ed i comportamenti degli operatori sanitari al progresso scientifico e tecnologico
con l'obiettivo di garantire efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza
alla assistenza prestata dal Servizio sanitario nazionale).
Tale articolo, inoltre stabilisce che "la formazione continua consiste
in attività di qualificazione specifica per i diversi profili professionali,
attraverso la partecipazione a corsi, convegni, seminari, organizzati da istituzioni
pubbliche o private accreditate" "nonché soggiorni di studio
e la partecipazione a studi clinici controllati e ad attivtà di ricerca,
di sperimentazione e di sviluppo".
L'Articolo 16-ter istituisce la commissione per la formazione continua ma
soprattutto attribuisce importanti competenze alle regioni le quali, "prevedendo
appropriate forme di partecipazione degli ordini e dei collegi professionali,
provvedono alla programmazione e alla organizzazione dei programmi regionali
per la formazione continua, concorrono alla individuazione degli obiettivi
formativi di interesse nazionale"
L'Articolo 16-quater da una parte prevede l'obbligo della formazione continua
stabilendo che essa "costituisce requisito indispensabile per svolgere
attività professionale, in tutte le sue espressioni", dall'altra
stabilisce che "i contratti collettivi nazionali di lavoro del personale
dipendente e convenzionato individuano specifici elementi di penalizzazione,
anche di natura economica, per il personale che nel triennio non ha conseguito
il minimo di crediti formativi stabilito dalla Commissione nazionale"
mentre per le strutture private il mancato rispetto della norma comporta la
perdita dell'accreditamento.
L'articolo Articolo 16-quinquies, infine, tratta della Formazione manageriale
mentre l 'Articolo 16-sexies conferisce al Ministro della sanità, il
compito di individuare, su proposta della regione o provincia autonoma interessata,
le strutture alle quali riconoscere funzioni di insegnamento ai fini della
formazione e dell'aggiornamento del personale sanitario.
In applicazione dell'articolo 16-ter, con decreto ministeriale è stata
costituita l'apposita Commissione e con lo stesso dispositivo sono stati definite
le linee di indirizzo comportamentali della Commissione stessa.
In particolare con l'articolo 3 viene disposta la Consultazione delle categorie
professionali su crediti formativi, obiettivi formativi, requisiti per l'accreditamento
delle Società scientifiche e di tutti i soggetti pubblici e privati
che svolgono attività formative, gli indirizzi dei programmi di formazione
regionale.
L'articolo 4 individua le categorie professionali da consultare nei sindacati
rappresentativi e da ordini e collegi ed in fine con l'art. 5 è prevista
la possibilità di invitare ai lavori della Commissione rappresentanti
delle categorie o esperti nelle materie trattate. L'Educazione Continua in
Medicina, quindi, ha avuto inizio con la prima fase sperimentale all'inizio
del 2001 e se, gli annunci (vedi comunicato stampa di settembre del Ministero
della Sanità), contrariamente a quanto successo in passato, saranno
seguiti dai fatti con il 1/1/2002 si concluderà la fase sperimentale
e si andrà finalmente a regime. Per cercare di comprendere meglio l'entità,
da un punto di vista quantitativo, del fenomeno ECM, almeno in relazione alla
dipendenza medica ho provato a fare qualche semplice calcolo.
Moltiplichiamo il numero approssimativo di 90.000 medici dipendenti per 50
crediti annui e otteniamo un totale di 4,5 milioni di crediti formativi/anno
che corrispondono all'incirca ad un ammontare di ore comprese fra i 3,6 e
i 6,0 milioni di ore lavorative (a seconda della valutazione data alle modalità
di formazione) che tradotte in giornate lavorative vorranno dire tra 570.000
e 950.000 giornate lavorative.
Se poi desideriamo trasformare questi numeri in valore economico, inclusi
gli oneri riflessi, attribuendo un valore globale, inteso come costo sostenuto
dall'amministrazione per ogni dipendente, di circa 400.000 lire alla giornata
lavorativa di un medico dipendente potremo monetizzare la formazione, almeno
in termini di valore di ore contrattuali in un ambito compreso fra i 2.280
e i 3.800 miliardi all'anno. E stiamo parlando solo dei medici.
Dall'aridità delle cifre si desume facilmente come, a prescindere dalla
valenza e dai contenuti indiscutibili di carattere professionale, culturale,
scientifico e sociali, nel senso detta tutela della salute come garanzia di
qualità delle prestazioni erogate, la formazione professionale ha un
valore enorme di tipo economico, essa può rappresentare una vera e
propria occasione di business per le organizzazioni lucrative.
E' evidente che tutto ciò non può non rappresentare un forte
interesse per i molti soggetti coinvolti nella formazione, pubblici e privati,
istituzionali e non.
Negli Stati Uniti il giro d'affari per le sole società di servizi che
si occupano di ECM ammonta a oltre 1 miliardo di dollari l'anno.
Queste società, che spesso annoverano fra i propri finanziatori le
industrie farmaceutiche sono accreditate dall'Accreditation Council of Continuino
Medical Education.
Un'inchiesta svolta dalla rivista Medical Marketing & Media rivela che
il giro d'affari del settore è in piena fioritura, con un incremento
del 19 per cento dal 1998 al 1999.
Un recente editoriale di Lancet affermava "E' preoccupante che una quota,
così consistente dell'educazione medica continua, passi attraverso
il filtro dell'industria del farmaco. Per assicurare l'integrità, e
l'apparenza di integrità, del processo educativo in medicina, i medici
dovrebbero decidersi a farsi carico dei costi, come sono tenuti a fare molti
altri professionisti". L'argomento è stato ripreso su JAMA da
Arnold Relman, del Dipartimento di medicina dell'Harvard Medical School di
Boston che afferma "L'industria farmaceutica si è spinta troppo
in là: nella educazione medica continua sta assumendo un ruolo inappropriato
per un'industria il cui interesse dichiarato è quello di vendere farmaci"
ed ancora che occorre "Separare l'educazione medica continua dal marketing
farmaceutico".
Ma a questa posizione si oppone Alan Holmer, della Pharmaceutical Research
and Manufacturers of America che sostiene: "l'industria farmaceutica
è orgogliosa di giocare un ruolo fondamentale come sponsorizzatrice
di eventi formativi per i medici, uno sforzo che va nella direzione dell'interesse
comune, per assicurare ai pazienti le cure più innovative e appropriate.
Tanto più che l'industria rispetta e sostiene le regole stabilite dall'FDA
e dall'Accreditation Council of Continuing Medical Education, in particolare
per quanto concerne l'indipendenza degli educatori nella messa a punto dei
loro programmi".
Un documento redatto lo scorso anno da una cinquantina di membri della Society
for Academic Continuing Medical Education in cui si auspicava che la responsabilità
dell'ECM dovesse restare solo appannaggio della professione medica è
stato bloccato, secondo quanto riportato da USA Today, dai dirigenti della
società, preoccupati di perdere il sostegno finanziario dell'industria
per i programmi formativi universitari. "Il supporto dell'ECM da parte
dell'industria è cruciale" dice Alan Holmer "soprattutto
in un momento in cui le sovvenzioni provenienti da altre fonti, istituzioni
private e governo, sono sempre più incerte".
La questione dei finanziamenti, dunque, è centrale. Come risolverla?
Relman concorda con la posizione di Lancet: "Molti medici di libera professione
possono permettersi di pagare di tasca propria i corsi. Per i dipendenti,
si può pensare alla formula del fringe benefit per sovvenzionare la
partecipazione ai corsi di ECM. Noi medici potremmo dover pagare di più
per la nostra educazione, ma richiederemmo standard di qualità più
alti e impareremmo di più. Ma, soprattutto, potremo mantenere un maggiore
rispetto professionale di noi stessi e la fiducia dei cittadini".
La preoccupazione, anche in Italia è assolutamente fondata.
Infatti dai risultati presentati a Cernobbio relativamente alla prima fase
sperimentale si osserva come gli eventi sono stati 8mila, organizzati da 2.400
provider: in maggior numero rappresentati dalle case farmaceutiche, seguite
dalle società scientifiche mentre sono risultate ultime le università
e le Regioni.
Non a caso nell'ambito della Commissione ministeriale per l'educazione medica
è emersa l'indicazione di escludere le industrie farmaceutiche tra
gli organizzatori di eventi formativi allo scopo di evitare i conflitti d'interessi
e di non confondere i ruoli di sponsor e organizzatore.
Mentre questo primo orientamento è condivisibile molto discutibile
invece appare la soluzione suggerita dalla commissione stessa: "Le aziende
avrebbero la possibilità di organizzare corsi, congressi e altri eventi
accreditati attraverso fondazioni, associazioni ed enti con dichiarate finalità
formative anche perché le aziende farmaceutiche non hanno nelle loro
finalità sociali la formazione e quindi non possono essere riconosciute
come provider".
In altre parole la soluzione suggerita modifica la forma ma lascerebbe immodificata
la sostanza.
Ma allora qual è la soluzione ottimale.
La soluzione ideale, a mio parere, deve necessariamente basarsi su tre gambe:
Le società scientifiche, che sono con le istituzioni accademiche, le
organizzazioni più qualificate a fare formazione, i sindacati medici
rappresentativi che dovranno vigilare sugli aspetti normativi generali, gli
Ordini dei Medici che dovranno essere i garanti dal punto di vista deontologico.
Le basi culturali su cui si fondano le società scientifiche, la tradizione
formativa ed informativa, ne fanno, a mio parere, consentitemi la presunzione,
i provider ideali di formazione non escludendo la possibilità del contributo
da parte dell'industria, ma in questo caso esse, opportunamente accreditate,
saranno i garanti naturali sulla correttezza della formazione erogata.
I Sindacati medici, avranno compiti di vigilanza sul rispetto delle regole
e soprattutto dovranno garantire le pari opportunità formative, dovranno
controllare che le regole generali, inclusi i finanziamenti pubblici, garantiscano
un'offerta di formazione accessibile a tutti e che le modalità dei
meccanismi premiali per chi rispetta le regole o sanzionatori (economici e
non) per gl'inadempienti siano equamente codificati.
Infatti dobbiamo ricordare le seguenti equazioni:
FORMAZIONE = CREDITI = PROGRESSIONE ECONOMICA
Gli Ordini dei Medici, infine, dovranno vigilare, come affermavo prima, sul
rispetto delle norme comportamentali.
Sono convinto che questa proposta sia da condividersi anche perché
sarà fonte di una sinergia del tutto nuova in una realtà in
cui lo stato, comunque, dovrà fare la sua parte garantendo un'idonea
ed equa assegnazione e distribuzione dei fondi per la formazione.
Ritornando al tema affidatomi, consideriamo la realtà attuale delle
società scientifiche nell'ambito della dipendenza.
La prima caratteristica che connota le società scientifiche nell'ambito
della dipendenza medica è rappresentata dal grande numero e dalla grandissima
varietà degli obiettivi statutari.
Ogni specializzazione, ogni disciplina, ogni branca, si può dire, ha
una sua associazione specialistica e talora più di una magari qualche
volta anche in concorrenza fra loro.
Dai chirurghi agli internisti, dai medici dei servizi a quelli del territorio,
e così via, c'è solo l'imbarazzo della scelta ognuno può
trovare una sua collocazione associativa.
E' una realtà da valutare negativamente?
Il ritengo di no, anzi la pluralità delle associazioni rappresenta,
a mio parere, la migliore garanzia di democraticità in tema di formazione,
se possiamo usare questo termine in relazione a tale argomento, in quanto
garantisce l'adeguamento effettivo dei contenuti formativi alle realtà
così articolate nell'ambito della dipendenza, ma nello stesso tempo
la frammentazione, se non opportunamente corretta, porta dentro di sé
il germe della riduzione del livello qualitativo.
Se quindi accettiamo come positivo il pluralismo associativo dobbiamo anche
convenire che ciò comporta un forte controllo sulla qualità
delle attività formative svolte.
E questo controllo, io ritengo, non può essere delegato, ma deve trovare
la sua attuazione al nostro interno; nell'ambito delle stesse società
scientifiche.
La soluzione sta tutta nella costituzione di organismi superiori che garantiscano
il coordinamento e l'uniformità delle scelte tecniche.
Indubbiamente il coordinamento delle società scientifiche, o altri
meccanismi confederativi, sono lo strumento giusto ma nell'ambito di questi
dovranno essere previste articolazioni per aree di competenza.
Riguardo a questo ultimo aspetto una strada potrebbe essere quella proposta
dalle associazioni degli anestesisti e rianimatori attraverso la costituzione
di un'authority apposita, a cui, tra le altre sono state attribuite le seguenti
competenze:
1. Essere organo referenziale per ogni tematica di EC M nell'ambito della
Disciplina.
2.Adeguare le attività ACC alle direttive nazionali e regionali emesse
dalla Commissione Ministeriale ECM, ed agli indirizzi europei (European Board
of Anaesthesia - EBA della UEMS, European Council for CME - EACCME).
3.Approvare le modifiche ai CORE CURRICULA proposti dalla Commissione di Consulenza
ACC in base agli indirizzi nazionali ed internazionali.
4.Controllare le attività di programmazione e verificare i risultati.
5.Approvare gli obiettivi di sviluppo in termini organizzativi, informativi
e gestionali.
6.Approvare le medotologie per l'organizzazione di corsi di preparazione per
Formatori su argomenti di comprovato interesse per la Disciplina.
Io ritengo che questa sia una impostazione accettabile, purchè inserita
in contesto corretto ma soprattutto condiviso da parte di tutte le componenti
mediche della dipendenza, in una realtà in cui lo Stato faccia la sua
parte.
Dovrà cioè farsi carico di garantire una formazione certa a
tutti i medici dipendenti stanziando appositi fondi per l'aggiornamento ed
assicurandone l'equa distribuzione.
Si presenta un'occasione importante, ma se le società scientifiche
vogliono diventare un interlocutore credibile debbono realizzare due obiettivi
importanti:
1) avere la capacità di attivare al proprio interno tutti i possibili
meccanismi di verifica sulla qualità delle attività svolte con
senso critico e di responsabilità
2) sapere dialogare fra di loro essendo sempre disponibli al colloquio ed
al confronto.
Soltanto se ci renderemo conto che per poter crescere dovremo farlo tutti
insieme renderemo un grande servizio a tutta la categoria medico-dipendente
e soprattutto a tutti coloro che avranno bisogno della nostra opera.